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venerdì 16 marzo 2012

Mura delle Chiappe

Scendendo lungo i crinali di levante di Genova, la situazione delle mura nuove presenta all'incirca un andamento speculare.
Dopo un breve tratto di mura in direzione sud ma leggermente inclinato verso levante, il forte Castellaccio è posto nel punto in cui le Mura prendono una lieve deviazione verso l'esterno del tracciato, dando in successione nome alle vie che le costeggiano, Mura del Peralto, delle Chiappe (o di San Simone) sulle quali si apre un varco che porta il medesimo nome, di Sant'Erasmo e, dopo la porta di San Bernardino, un rettilineo interrotto da un breve tratto convesso in direzione nord est in corrispondenza dell'omonimo tratto di Mura.
Nei pressi dei tornanti di via Cesare Cabella, le Mura di San Bernardino, divise dalle precedenti dal Forte di Multedo, disegnano un arco che porta le mura in direzione sud-sud ovest a metà del quale si apre la Porta di San Bernardino.
L'ultimo tratto oggi esistente ed intuibile in mezzo alla disordinata urbanizzazione della parte terminale delle mura nuove è quello delle mura dello Zerbino che terminano nei pressi di via Imperia, sopra la massicciata della Stazione di Genova Brignole.
Lo sbancamento della collina di Montesano per la realizzazione della stazione ferroviaria necessitò della distruzione dell'ultimo tratto collinare di mura e la realizzazione di piazza della Vittoria determinò l'eliminazione di uno dei tratti più possenti e suggestivi delle mura nuove. Erano le fronti Basse, un unico immenso terrapieno che correva, coi suoi bastioni, per un rettifilo che dal luogo ove oggi sorge la stazione si portava fino ai bastioni del Prato, presso l'attuale via Brigata Liguria, nei pressi del Liceo D'Oria.
Su questo magnifico esempio di architettura bellica, di cui vennero rinvenute tracce durante la realizzazione nel 1991 del parcheggio sotterraneo di piazza della Vittoria (solo parzialmente conservate, altre fondamenta restano sotto i giardini di piazza Verdi), si aprivano due porte, quella della Pila, in fondo a via Giulia (cancellata per la realizzazione di XX Settembre) ed oggi conservata sopra al muraglione realizzato dopo il taglio della collina di Montesano, e Porta Romana in fondo a via San Vincenzo.

martedì 20 dicembre 2011

Chiesa di Santa Passera

La chiesa di Santa Passera è una delle chiese di Roma, nel quartiere Portuense, nel vicolo omonimo, tra la via Magliana e la riva destra del fiume Tevere, nel punto dove questo descrive un'ansa di fronte alla basilica di San Paolo fuori le mura.
Secondo la tradizione, essa fu costruita nel luogo in cui, agli inizi del V secolo, i resti di due santi alessandrini, Ciro e Giovanni, furono sbarcati a Roma per essere trasferiti nella città. Dal secolo XI in poi appartenne al monastero di Santa Maria in Via Lata, e, nei documenti dell'XI-XIII secolo è chiamata Sancti Abbacyri oppure Sancti Cyri et Iohannis, in ricordo dei due santi per i quali fu costruita la chiesa. Nel XIV secolo al nome di Abbaciro si sostituì quello di Santa Pacera o Passera: così in un documento del 1317 si parla di un pezzo di terra “posita extra portam Portuensem in loco qui dicitur S. Pacera”. Questo appellativo sarà poi prevalente nei secoli successivi.
Sull'origine del nome attuale Passera, santa che non è mai esistita nella storia del cristianesimo, l'ipotesi più probabile è che esso derivi dal titolo abbàs Cyrus ("padre Ciro"), da cui il nome Abbaciro: dalla storpiatura popolare di questo termine sarebbero derivati Appaciro, Appàcero, Pàcero, Pàcera ed infine Passera.
Nel XIV secolo l'antica chiesa fu completamente ristrutturata e sopraelevata.

La torre

La torre di Pisa costituisce uno dei monumenti italiani più affascinanti e noti in tutto il mondo, ammirata per la notevole eleganza della sua struttura architettonica, oltre che per la straordinaria pendenza.
Fondata nel 1173 con funzione di campanile annesso al Duomo (iniziato nel 1064 dall'architetto Buscheto) e al Battistero (iniziato nel 1152 dall'architetto Deotisalvi) nella "Piazza dei Miracoli", la "torre pendente" viene generalmente ritenuta opera di Bonanno.
Nel corso di alcuni scavi condotti nel XIX sec. alla base del campanile, infatti, è stata ritrovata un'urna con questo nome, che si è ritenuto fosse allusivo al costruttore della torre.
Gli studiosi hanno proposto di identificare il Bonanno di cui si fa cenno nell'urna con il celebre ed omonimo scultore pisano autore delle porte bronzee del Duomo di Pisa (di cui quella di facciata, del 1179, è andata perduta, mentre l'altra, la cosiddetta "Porta di S. Ranieri", è ancora conservata e visibile all'esterno del transetto meridionale) e della porta della Cattedrale di Monreale (datata 1185).
Dopo appena 12 anni (1185), tuttavia, si verificano i primi segni di cedimento del terreno, che causano l'inclinazione della torre e provocano l'interruzione dei lavori alla metà del terzo piano.
La costruzione viene ripresa solo nel 1275 da Giovanni di Simone e portata a termine nella seconda metà del XIV secolo.
Insieme al Battistero, la torre campanaria costituisce uno dei primi monumenti in cui viene assimilata e riproposta, a distanza di pochi anni, la grande novità del linguaggio architettonico espresso nel vicino Duomo.
A pianta circolare, essa ripropone il tema delle loggette aperte ad archi su colonne, che costituirà uno dei motivi di maggior fortuna del Romanico pisano. Nel primo ordine alla base è il motivo, ugualmente ripreso dal Duomo, delle arcate cieche su semicolonne che inquadrano losanghe. In alto termina con la cella campanaria cilindrica di diametro inferiore rispetto al corpo centrale della torre.
Sopra alla porta d'ingresso era collocata una scultura raffigurante la Madonna con il Bambino, attribuita ad Andrea Guardi e ora conservata al Museo dell'Opera del Duomo. Negli ultimi anni la torre di Pisa è stata oggetto di interventi di stabilizzazione che hanno permesso di ridurne la pendenza: d'altra parte il cedimento del terreno è un fenomeno che interessa anche altri monumenti pisani, quali ad esempio i campanili delle chiese di S. Michele degli Scalzi e di S. Nicola. 
(da http://www.toscanaviva.com/Pisa/storia_torre_di_pisa.htm)